lunedì 16 marzo 2020

Apocalypse now?




“… ignorano che Dioniso e Ade uno sono”

Eraclito

Conosciamo così la ferita di tutte le contraddizioni, dall’emorragico miele dell’assenza estraiamo anche l’oscuro di una presenza. È Dio? Ma come ancora Lui, sotto le solite mentite spoglie di un Esattore, un Banchiere, un signor Nessuno che esamina come un freddo Burocrate il rendiconto di saldi e peccati, misura il nostro debito, pesa la nostra anima alla meschina bilancia del giusto e dello sbagliato, fa funzionare il karma come fosse il registratore di cassa nel tempio della sua stessa adorazione.

Eccolo Dio, piccolo e meschino come coloro che lo immaginano così, lo venerano morto e lo impongono all’umano,  un Mercante cosmico che agita l’inferno per placare il desiderio infinito dell’anima. Un Dio tutto casa e chiesa  e

 fosse comuni,  gran boom di Hiroshima, portiamo la croce,  weekend a   Ibiza, una Lamborghini in garage e business as usual, roghi di streghe e filosofi, l’Ecclesiaste moderno cioè tutti  come dicono le sue suole di vento e chissenefrega di tutto, una botta al limite ogni tanto, e party in piscina, e cocaina alle ragazzine e la fogna del pensiero di tutti  eccetera eccetera lo sappiamo bene.

In cosa credono coloro che credono di credere? In cosa credono coloro che credono nel niente?

Le risposte moltiplicano le domande, nel ventre di una domanda più profonda rimbomba di Dio ben altra effigie,  potremmo dire, se non fossimo coloro che dall’ inconoscibile abisso della sua assenza hanno preso a prestito più di una maschera.

Quando si levò dal concilio degli dei dicendo: “ Io sono l’Unico Dio”, gli altri dei morirono tutti dal ridere.

Ora noi vediamo che nell’eco di questa risata si trascina il fantasma di Dio stesso. È una risata perenne come un universo in espansione, che non conosce altro limite che la sua ombra di solenne magnificente parodia;  una cosmica risata che  si specchia nell’immensità del dolore come nel suo motore immobile. È lo slancio vitale, élan vital della dépense  nella non volontà che è potenza  di tutte le volontà. 

Ridiamo perché c’è la peste, ridiamo perché non c’è la peste. Ridiamo fin dentro la morte perché siamo vivi. Ridiamo perché l’eternità è qui e,  anche se non sembra,  detta persino la legge delle dissoluzione e dell’oblio. Ridiamo perché Dio è morto di solitudine, ridiamo perché la  vita non ha bisogno di simulacri della divina assenza, ridiamo perché il Grande  Testimone dall’invisibile  pronunci infine la sua benedizione a noi altri del visibile.  Ridiamo come l’onda che proclama l’onnipotenza dell’azzurro e come la goccia che rende possibile l’immensità del mare. Ridiamo finché la voce può dire ah, la coscienza beh, la mente boh, l’anima sì.

Nessun commento:

Posta un commento