sabato 14 marzo 2020

Speranza e Silenzio







Devo sferzare il silenzio, sgridarlo, esso sa troppe cose, perché me le nasconde? Sa persino che ciò che mi ricongiunge al destino originario è una fiaccola che non si spegne, un arabesco di felicità primordiale, animale, vegetale, acquatica prima che il respiro imparasse a dire io, quando la fiamma della fame non si chiamava ancora mamma e l’oceano dell’impossibile mutava colore in ogni onda del possibile e il santuario del nome pulsava in ogni breccia e in ogni voragine della voce di colui che lo pronunciava.

L’infante: colui che non regge il peso del mondo ma vive l’epifania  aurorale del sentirsi e del vivere e del patire.

Ora come fuscelli, piegati da un vento che vuole spezzarci, opponiamo all’annichilimento la magnificenza di quell’attimo senza tempo, nel pensiero dell’origine la forza di non cadere spezzati. Questa forza non possiamo che chiamarla Speranza, e tacere ciò che cinicamente la spezza o superiormente la acceca o vilmente ne fa lo straccio con cui pulire la propria ipocrisia e maligna incoscienza.

Speranza non nel futuro ma nella forza presente che mantiene gli atomi uniti e riempie il cielo del suo azzurro e fa vorticare la terra invariabilmente intorno al suo sole.  Ripongo la mia speranza nel silenzio che sa che la parola sboccia per guarire il mondo e assecondo questo vento, dove anche il cielo s’inchina all’immenso e il mare è una goccia di pianto che purifica il suolo terrestre.  Ti saluto e ti benedico forza cosmica guaritrice. Sii la benvenuta in questa terra orfana di te.

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