lunedì 9 marzo 2020

Per un Edipo di meno - preghiera mitorealista





Siamo impegnati in questa battaglia di ombre e la nostra solitudine è inscalfibile. La terra è ferita nella sua vertigine e canta la sua melodia più inconoscibile e inconsolabile, per disorientarci e la morte sussurra il suo elogio alle orecchie di coloro che sono da questo  canto terrestre sommersi. Tutto precipita in un aldilà di partenze e di addii, tutto si maschera di follia e l’apparenza sottomette l’essere alla sua malia. 

Tutte le rime congiurano per instaurare una segreta armonia su resti fumanti delle macerie. È sempre Dio, dicono, sicuramente esploso e polverizzato. Scopriamo così la solitudine che precede ogni creazione e ci beiamo di questa scoperta imbecille. Giacché l’increato è il  reale metodo della nostra follia che pretende e merita il più assoluto rigore e la più adamantina delle necessità e non sa che farsene di un Dio che pone un limite all’imperio illimitato del vuoto, il cui nome in codice è:
Essere. 

Noi  non altro limite scegliamo che quello deciso da Ananke,  che della Libertà ha fatto la sua serva,  al principio delle fatali memorie che il caos ha estratto intatte dal cosmo.

 Il virus della parola poetica istruisca le genti a ricordare che è proprio nelle parole la luce del vento che libera e solo  la musica può risanare il gesto di una misericordia solenne, senza fini e senza scopi.

 Ecco a voi una preghiera per  la siccità che il mare insegna al deserto. Ecco a voi una fresca  folata di illusione per le torride  canicole della Verità. Ecco che rapisco dalle stelle il loro meccanismo e  decido che su tutti gli Edipo del mondo trionfi l’enigma delle sfingi la cui  domanda rimane  il senso profondo che anima il mondo per un’ eternità che non ammette dilazioni e aldilà. 

Ora sento venire alla luce  un dio che nasce dalle ruminazioni pigre di una ragazza al bar e che mi implora di custodire nel suono del vento il canto delle sirene e la musica delle sfere; affinché una melodia necessaria ci liberi dall’ordito mentale che  il mondo nella morsa del Nulla imprigiona.

               

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